Visita del Sahara Occidentale = levata dell'assedio imposto.

E'con grande piacere che scrivo a un popolo grande come lo è quello italiano. L'Italia è stata la culla della civilizzazione, bella per i suoi paesaggi, le sue tradizioni e i suoi valori.
Non dimenticherò mai i bei momenti che ho passato insieme alla gente di questo grande paese noto per la sua ospitalità.

Jacqueline Philippe del Bureau International pour le Respect des Droits de l'Homme au Sahara Occidental (BIRDHSO, sezione Italia) di Ginevra, il Coordinamento delle Associazioni per il Popolo Sahraui dell'Emila Romagna e della Toscana, il Comitato Permanente dei Diritti Umani della Camera dei Deputati al Parlamento Italiano il presidente, Gennaro Maglieri, gli onorevoli Giovanni Bellini, Carmen Motte, Laura Cima, Carlo Leone, Claudio Azzolini presidente del gruppo parlamentare italiano al Parlamento europeo, così come quello del Senato con il suo presidente, sen. Enrico Pianetta, i senatori Francesco Martone, Alessandro Forlani, Giovine e le senatrici Boldi e Marisa Rodano, segretaria questa ultima dell'Associazione Nazionale di Solidarietà con il popolo Sahraui.

Tutte le persone che ho incontrato mi hanno riservato un'accoglienza calorosa e indimenticabile per la quale li ringrazio infinitamente.

In tutti gli intervenuti con cui ho avuto l'onore di scambiare idee, ho sentito un interesse vivo per le azioni quotidiane che l'occupante marocchino sta compiendo contro il popolo sahraui. Popolo che risulta marcato da una storia di sofferenze, incarcerazioni, torture…In breve la storia del mio popolo sotto l'oppressione dell'occupante marocchino.

Tutte le violazioni che vi ho evocato nel corso della mia testimonianza davanti ai Deputati e ai Senatori del Parlamento italiano il 18 e il 27 maggio scorsi, costituiscono la realtà presente, vissuta ogni giorno nella parte occupata del Sahara Occidentale, in tutte le località abitate da Sahraui, da più di una settimana. La gravità di questi avvenimenti mi spinge a scrivervi questo solenne appello.

Le autorità marocchine, dal 21 maggio scorso, stanno compiendo una repressione feroce e senza regole contro la popolazione civile sahraui indifesa. Questa popolazione ha commesso un solo peccato: quello di aver voluto manifestare pacificamente per rivendicare il rispetto del diritto del popolo sahraui all'autodeterminazione, il diritto alla libertà di opinione e di movimento.

Il bilancio della repressione è pesante: diecine di feriti, di cui alcuni molto gravi, molte diecine di arresti, di cui alcuni scomparsi. Inoltre la tortura, diventata pratica corrente e sistematica, case saccheggiate o distrutte e i loro legittimi proprietari sahraui espulsi. Le scene rivoltanti di donne imbavagliate, di giovani gettati per terra e calpestati dalle forze dell'ordine marocchino trasmesse da alcune televisioni europee, sono la prova irrefutabile dell'ampiezza di tale repressione che non ha risparmiato alcuna categoria tra la popolazione sahraui, in ogni luogo si trovasse.

E' evidente che tale situazione perdurerà e, purtroppo, si aggraverà come è vero che queste manifestazioni, al di là della frustrazione e dello sconforto provocate dalla passività della comunità internazionale e dall'abdicazione dell'ONU, sono prima di tutto l'espressione di un rigetto, che non si può dire più chiaro, di tre decenni di occupazione e di fatti compiuti da parte della colonizzazione marocchina. Non si dirà mai troppo che il conflitto del Sahara Occidentale è un problema di colonizzazione. E ciò giustifica il fatto che il popolo sahraui possa esercitare il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione e sta anche a significare che il Marocco, con la sua intransigenza e il suo rifiuto dichiarato di rispettare e di applicare le pertinenti risoluzioni dell'ONU e del Consiglio di Sicurezza (in particolare il Piano di regolamento del 1991 e il Piano di Pace per l'autodeterminazione detto Piano Baker), abbia riportato a zero gli importanti sforzi impiegati dalla comunità internazionale per regolare il conflitto. Il Marocco ha infatti impedito così l'avverarsi di una soluzione democratica, giusta e pacifica del conflitto.

La nostra indole, che è quella di un popolo che rifiuta la violenza ed è desideroso di pace, non può giustificare la barbarie marocchina. La pazienza sahraui non può essere infinita. La comunità internazionale è chiamata più che in altri momenti ad intervenire urgentemente per mettere fine alla tragedia dei sahraui: oltre 30 anni di sofferenze, di famiglie separate, di persecuzioni, di intimidazioni e soprusi quotidiani…

Perciò io mi rivolgo alla comunità italiana perchè intervenga per esigere dal Marocco di cessare queste persecuzioni e violenze contro la popolazione civile sahraui, di liberare tutti i detenuti politici, di cessare le pratiche di tortura, di annullare i processi iniqui contro civili sahraui, di rispettare la libertà di movimento e di espressione della popolazione, e di togliere lo stato d'assedio imposto nei territori occupati del Sahara Occidentale, permettendo il libero accesso alla stampa e agli osservatori indipendenti, tra cui e ve ne faccio appello, spero che anche voi ne possiate far parte. Ho molta fiducia in voi. La vostra determinazione e la vostra volontà rappresentano un fattore così importante che possono contribuire a rendere la pace e la tranquillità al popolo sahraui.

Ali Salem Tamek, ex prigioniero di opinione

Barcellona, 8 giugno 2005.