Testo integrale della risposta di Tamek al comunicato del procuratore generale della corte d'appello di El Ayoun pubblicato dall'agenzia di stampa marocchina MAP il 5 agosto 2005.

Ancora una volta l'agenzia di stampa marocchina MAP ha fatto apparire venerdì 5 agosto un nuovo comunicato del procuratore generale della corte d'appello di El Ayoun, nel quale questi afferma che la decisione di inviarmi in un ospedale psichiatrico sia legale e faccia parte delle competenze del giudice d'istruzione allo scopo di garantirmi un processo giusto che tenga conto delle mie condizioni psicologiche.

In relazione a questo punto, affermo e confermo di essere psicologicamente atto ad ogni processo. Ho una lunga esperienza della giustizia marocchina. Ho passato per oltre 7 tribunali marocchini. Disgraziatamente le condizioni di un processo giusto non sono presenti. E non credo che saranno presenti ora poiché sono stato chiamato lunedì 1° agosto nella prigione di El Ayoun per presentarmi davanti al giudice d'istruzione, mentre ora mi trovo in tutt'altro luogo, dopo essere stato trasportato ad occhi bendati e ammanettato in condizioni disumane e umilianti nel bagagliaio di un'auto verso una destinazione che non mi era stata comunicata prima, senza il mio consenso né orale né scritto. Mi sono trovato alla fine nel carcere civile di Ait Melloul, nelle mani di agenti di polizia sotto il comando di un certo Abderrahmane, noto col nomignolo di Elbahdja, persona che mi ha trattato in modo umiliante.

Lascio al signor procuratore il modo di definire questa azione. Si tratta di un rapimento o di un trasferimento clandestino? Ammettiamo che si tratti di un trasferimento volontario, come pretende il signor procuratore. Come mai non mi si è lasciato portare con me i miei bagagli e le mie medicine, che voi avete affermato, nel suddetto comunicato, aver consegnato ad altra persona?

Porto a sua conoscenza che io ero l'interlocutore di tutto il gruppo di prigionieri politici sahraui della Prison noire di El Ayoun, tra cui i 4 difensori sahraui dei diritti umani portati ora nel carcere di Casablanca. Avevo già presentato una lista di rivendicazioni per tutto il gruppo. Mi chiedo ora se realmente la giustificazione del "trasferimento", come afferma il signor procuratore, era quella di rispondere alle rivendicazioni dei 4 detenuti politici sahraui, Elmoutaoikil, Masoud, Noumria e Lidri, i quali non godono nemmeno delle regole elementari del trattamento dei carcerati, come il diritto a telefonare, il diritto ad una visita in camera particolare, come molti altri detenuti della stessa prigione, il diritto di stare insieme nella stessa cella. Perché? Perché?

Voglio precisare che sono sofferente di varie malattie organiche, già note al "Centro medico per gli aiuti alle vittime della tortura" che dipende dal Forum Vérité et Justice con sede a Rabat. Ho quel Centro che mi ha indirizzato verso cliniche marocchine di cui nessuna specializzata in disturbi psichici. Esprimo chiaramente il mio rifiuto ad essere ospedalizzato in Marocco e rigetto sullo Stato marocchino la responsabilità della malattia cutanea alla pelle delle mie mani apparsa dopo iniezioni fattemi dallo staff medico del carcere di Inzegane nel 2003.

In realtà quelle affermazioni mirano a disinformare l'opinione pubblica e tentano vanamente di giustificare l'ingiustificabile. Occorre infatti rispondere alla domanda centrale: perché arrestarci? Noi abbiamo adottato convinzioni e opinioni contrarie a quelle ufficiali e le abbiamo espresse chiaramente sia nella stampa marocchina che sulla stampa estera. Voi volete far tacere ogni voce libera sahraui che vuole svelare i crimini commessi dal regime marocchino verso i sahraui, dopo aver fallito utilizzando ogni altro mezzo possibile. Ho già trascorso alcuni anni in carcere per le mie idee, sono stato incarcerati 4 volte in varie carceri marocchine, sono stato vittima di torture, di minacce, sono stato licenziato dal mio lavoro, detenuto arbitrariamente, condannato ingiustamente. Sono stato oggetto di campagne di intimidazione, di tentativi di corruzione da parte delle autorità e dei media al servizio del governo marocchino (makhzen). Ho subito la ferita più atroce: il violo di mia moglie da parte di 5 poliziotti marocchini di fronte alla mia figlioletta "Thawra", di 4 anni. La storia ora si ripete: voi fate ricorso agli stessi metodi di condanna, all'incarcerazione. E' questo dunque il nostro torto. Dovreste essere un po' più coraggiosi e giudicarci per le nostre convinzioni, senza implicarci in avvenimenti che hanno avuto luogo mentre io mi trovavo in Europa, dove venivo ricevuto:

" a Ginevra dai responsabili di varie organizzazioni di difesa dei diritti umani, tra cui l'Alto Commissariato dei diritti umani delle NU (UNHCHR), il Comitato Internazionale contro la tortura (OMCT), la Federazione Internazionale dei diritti umani (FIDH), e l'Ufficio Internazionale per il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale (BIRDHSO).
" A Bruxelles, da diversi eurodeputati, austriaci, spagnoli, svedesi, ecc. e da rappresentanti di vari gruppi politici nella sede del Parlamento europeo.
" A Roma, presso il Parlamento italiano con una audizione davanti al Comitato permanente per i diritti umani e presso il Senato davanti alla Commissione per i diritti umani.
" Inoltre ho avuto incontri con responsabili di parlamenti regionali spagnoli e di organizzazioni di difesa dei diritti umani, tra cui il coordinatore di Amnesty International.

Prima di concludere ,io invio nuovamente un appello urgente a tutte le organizzazioni e associazioni internazionali di difesa dei diritti umani, affinché esprimano la loro solidarietà verso di me e verso i difensori sahraui dei diritti umani, tra i quali Lidri Lhoucine e Noumria Brahim, torturato selvaggiamente durante il loro arresto, e affinché intervengano urgentemente presso il Marocco per chiedere la protezione della popolazione civile sahraui nel Sahara occidentale e per esigere la nostra liberazione incondizionata e quella di tutti i prigionieri politici sahraui.

Firmato: Alì Salem Tamek
Militante sahraui dei diritti umani
Prigioniero politico sahraui
N° di matricola 6357
Prigione di Ait Melloul.
Marocco