REPUBBLICA ARABA
SAHRAWI DEMOCRATICA
Presidenza
Tifariti, 16 ottobre 2008
Sua Eccellenza Nicolas Sarkozy
Presidente della Repubblica Francese
Presidente del Consiglio dell’Unione Europea
Signor Presidente,
siamo convinti che l’Unione Europea che lei presiede è diventata, nel corso degli ultimi anni, il motore e la vetrina di un’Europa democratica che, riuscendo a fare dei valori di libertà, di uguaglianza e di buon governo la base e l’essenza del suo sistema, si è imposta al tempo stesso come modello e potente stimolo per tutti gli altri popoli e nazioni in cerca di libertà e di dignità. E’ perché siamo persuasi che questa augusta e prestigiosa organizzazione, non può, a rischio di ricredersi e di screditarsi, di farsi complice, all’alba del ventunesimo secolo, di una politica di colonizzazione e di repressione perpetrata da decenni dal Regno del Marocco nel Sahara Occidentale, in flagrante e manifesta violazione della legalità internazionale e in dispregio dei diritti fondamentali della donna e dell’uomo sahrawi, che noi abbiamo deciso di indirizzarci a lei.
Signor Presidente,
nel corso degli ultimi giorni, e contro ogni aspettativa, l’Unione Europea ha accordato uno “status privilegiato” al Regno del Marocco, e ha approvato una serie di misure destinate a rafforzare il partenariato, fra l’altro, nel campo politico e della sicurezza.
Queste misure non possono che essere giudicate come un incoraggiamento evidente all’occupazione illegale del Regno bellicista ed espansionista del Marocco, senza contropartita reale da parte marocchina su temi così importanti come quelli dei diritti degli uomini e delle donne sahrawi nelle zone occupate dal Regno del Marocco e l’organizzazione di un referendum d’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale sempre promesso dalla comunità internazionale e costantemente ritardato dalle autorità marocchine. Senza dimenticare che questo status speciale accordato dall’Unione al Marocco e confortato da numerose agevolazioni in diversi campi, sarà considerato, a ragione, come la manifestazione evidente di una chiara sfiducia nei confronti di altri popoli della regione; popoli che, impegnati in seri e promettenti processi di consolidamento democratico, avrebbero meritato da parte dell’Europa democratica un sostegno ed un aiuto delle istituzioni e dei loro rappresentanti all’altezza delle sfide che affrontano.
Signor Presidente,
lei non ignora certamente che il Sahara Occidentale rimane agli occhi della comunità internazionale un territorio non autonomo che è, dal 1975, sotto il giogo di un’occupazione militare intrapresa in aperta violazione dei principi della Carta e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
Lei non ignora altresì che la Corte internazionale di giustizia, interpellata dalle autorità marocchine, benché in assenza dei rappresentanti legittimi del popolo sahrawi, per pronunciarsi su eventuali vincoli tra il Sahara Occidentale e il Regno del Marocco, ha affermato solennemente “la Corte conclude che gli elementi e le informazioni che le sono stati forniti non stabiliscono l’esistenza di alcun vincolo di sovranità territoriale tra il territorio del Sahara Occidentale da una parte, il Regno del Marocco o l’insieme mauritano dall’altra. La Corte non ha dunque constatato l’esistenza di vincoli giuridici di natura tale da modificare l’applicazione della risoluzione 1514 (XV) circa la decolonizzazione del Sahara Occidentale ed in particolare l’applicazione del principio d’autodeterminazione grazie all’espressione libera ed autentica della volontà delle popolazioni del territorio”.
Con il dispiegamento delle forze della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per un referendum nel Sahara Occidentale) nel 1991, il Sahara Occidentale è stato posto sotto il mandato delle Nazioni Unite.
C’è bisogno di ricordarle, peraltro, che la questione del Sahara Occidentale è iscritta dal 1966 sull’agenda della Commissione Questioni politiche speciali e Decolonizzazione (Commissione di decolonizzazione) delle Nazioni Unite, e che da allora è in attesa di una felice conclusione che non potrà venire se non costringendo l’occupante marocchino a riconoscere i suoi torti e a permettere al popolo sahrawi di scegliere liberamente il proprio futuro, attraverso un referendum giusto e regolare.
Signor Presidente,
dopo l’invasione militare del proprio paese da parte del Regno del Marocco, una parte importante della popolazione sahrawi è stata forzata all’esilio dove vive in condizioni precarie e difficili mentre l’altra parte rimasta nei territori sotto occupazione marocchina, trasformata in una prigione a cielo aperto, è costantemente oggetto di una politica sistematica di repressione feroce e inumana che si traduce, di regola, in arresti, sequestri e sparizioni forzate, regolarmente denunciate dalle Organizzazioni internazionali dei diritti umani e dalle organizzazioni non governative.
Il carattere cieco e sistematico delle misure repressive che le autorità coloniali marocchine fanno subire alle nostre popolazioni civili nelle zone del Sahara Occidentale sotto occupazione, fa si che non c’è famiglia sahrawi che non sia stata direttamente toccata nella sua dignità o abbia sofferto sulla propria pelle dalla repressione praticata dalle autorità d’occupazione marocchine, nella totale impunità.
Va rilevato, peraltro, che il Marocco ha proceduto nel corso degli ultimi anni alla costruzione di un muro, dotato di mezzi di sorveglianza sofisticati e imbottito di mine antipersona. Questo muro lungo 2.300 km divide il territorio sahrawi in due parti.
Decidendo di dividere in questo modo il territorio, le autorità marocchine hanno pesantemente accentuato la sofferenza delle famiglie sahrawi tagliando ogni rapporto tra di loro. Si sono così rese responsabili di un crimine di cui devono rendere conto davanti la comunità internazionale.
Signor Presidente,
il Fronte POLISARIO non è, bisogna ribadirlo, contro il fatto che l’Unione Europea abbia delle relazioni di cooperazione o dei rapporti privilegiati col Marocco. Ciò che teme e lo preoccupata è il fatto, che lei può facilmente comprendere, che il Marocco approfitti di tali rapporti e li consideri come un incoraggiamento o un avvallo da parte dell’Unione Europea all’impresa coloniale. Ciò non mancherebbe, ne converrà, di produrre delle infauste conseguenze per la stabilità e la pace nella regione dell’Africa Nord-occidentale nel suo insieme e si ripercuoterebbe negativamente sui suoi rapporti con l’Unione Europea.
I paesi dell’Unione Europea, accordando uno status speciale e privilegiato al Marocco, non possono non avere la misura di questi seri rischi, e non aver previsto di contenere questo eventuale grave slittamento portatore, senza dubbio, di pericoli reali nell’evoluzione della questione del Sahara Occidentale e per l’avvenire e la stabilità di tutta la regione del Maghreb.
In caso contrario non possiamo che rammentarlo a questi paesi, sperando che sappiano prendere per tempo le misure appropriate per disinnescare una situazione che rischia di seminare i germi di una destabilizzazione nella regione del Maghreb. E una delle prime misure che sono, secondo noi, suscettibili di evitare il peggio è, in primo luogo, quella di indurre il Regno del Marocco a porre fine alla sua politica di repressione e alle pratiche degradanti che fa subire alle nostre popolazioni civili nelle zone occupate del Sahara Occidentale che occupa illegalmente, e in secondo luogo quella di onorare gli impegni che ha solennemente e ufficialmente presi nel quadro delle Nazioni Unite per permettere al popolo sahrawi d’esercitare, senza pressione e coercizione di sorta, il suo diritto imprescrittibile all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Con l’espressione, signor Presidente, della mia più alta e sincera considerazione.
Le sarò peraltro riconoscente per ciò che potrà fare per portare a conoscenza il contenuto della mia lettera ai suoi colleghi dirigenti dell’Unione Europea.
Mohamed Abdelaziz
Segretario Generale del Fronte Polisario
Presidente della Repubblica Araba Sahrawi Democratica